QUI CI VUOLE UNO PSICHIATRA

L’estate schizofrenica dello sport italiano

«Qui ci vuole uno psichiatra» ha sbottato in settimana Carlo Calenda dinanzi alla stato di schizofrenia in cui versa il PD. Concetto ampiamente condivisibile e per questo estensibile al palazzo che governa lo sport italiano. Sarà stato il caldo, ma l’acqua della follia bolliva così forte in pentola, che alla ragione son saltati i coperchi. Il calcio è ovviamente sempre in prima fila ogni qual volta c’è da esibirsi in brutte figure. Nell’estate in cui la massima serie gonfia il petto nelle celebrazioni per l’arrivo nel nostro campionato di un numero uno autentico che non si vedeva da almeno un decennio, serie B e serie C lasciate alla mercé della tempesta affogano nel naufragio. Nel tutti contro tutti, i premi per migliori attori protagonisti spettano agli azzeccarbugli del pallone e ai loro portaborse. Smentite e controsmentite, liti, attacchi e ritirate, tante carte bollate da riempire l’archivio di Stato, rimpiattini tra Corte Federale, Coni, e Tar. «Punto, due punti, e già che ci siamo metti anche punto e virgola», disse Totò a Peppino.

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Ad oggi la serie B è a 19 squadre, come sancito in agosto dalla Lega e confermato dal Collegio di Garanzia del Coni a settembre, sia pur con il mal di pancia; il Tar (che in questo dannato paese quando c’è da aggiungere caos a caos è l’organismo supremo) ha disposto il ritorno a 22 salvo smentirsi in ventiquattr’ore con un dietrofront acrobatico che ha dell’incredibile. Un triplo axel di straordinaria difficoltà che non riuscirebbe forse nemmeno a una fuoriclasse del ghiaccio come Karolina Kostner. Non è tutto. Apprendiamo in queste ore che il Collegio di Garanzia ha accolto il reclamo della Virtus Entella, che quindi andrebbe reintegrata in Serie B, pur avendo già giocato una partita in serie C. La vicenda dei liguri è legata al pasticcio contabile delle plusvalenze fittizie che riguarda Cesena e Chievo (ma se l’indagine andasse ad allargarsi chissà cosa mai uscirebbe dal Vaso di Pandora). La sentenza del Tribunale Federale aveva inflitto al Cesena 15 punti da scontare quest’anno. Ora il Collegio del Coni accoglie il reclamo dell’Entella, e dispone che la sanzione nei confronti dei romagnoli sia applicata al campionato scorso. Per lo stesso reato al Chievo sono stati comminati tre punti da scontare quest’anno. La discrepanza è sin troppo evidente. Come minimo qualcosa non quadra. Tornasse in B l’Entella, avremmo una cadetteria a venti squadre (senza almeno l’orrore del turno di riposo); a questo punto ipotesi quanto mai probabile, con buona pace dei litiganti Catania, Siena, Novara, Pro Vercelli, e Ternana. Si fa e si disfa in beata decrescita infelice. La soluzione del cubo di Rubik al confronto è un dischetto da mettere in bocca a una bambolina della Chicco.

Non bastasse, il sistema televisivo si adegua al Big-Bang e vara la piattaforma digitale DAZN (singhiozzi buffering a pagamento) su cui seguire tre partite di A e tutta la B. Bene, il mondo va avanti, direte voi. Nessuno se li fila, ma il calcio lo guardano molti anziani; tagliati fuori dalle innovazioni tecnologiche, per taluni di questi il wifi non è che una salsina alternativa al nipponico wasabi, ma in compenso ancor più piccante e indigesto. Un tempo i nipoti andavano a vedere le partite a casa dei nonni. Succederà ora il contrario…? Temiamo di no. La nazionale continua intanto ad inanellare figure barbine, ma in fondo chissenefrega. Un piantino, due frasette di amara circostanza con le parole giuste al momento giusto in «pallonese» stretto, e sul palco la commedia dell’arte può andare avanti.

Dulcis in fundo, ma picco assoluto nella piramide gerarchica circense, la candidatura a tre per le olimpiadi invernali del 2026. Oddio, in Italia ogni volta che spunta l’idea balzana delle Olimpiadi (precisiamo: qui balzana, altrove seria), c’è da mettersi, per chi li ha, le mani nei capelli. La triplice alleanza Torino, Milano, Cortina le batte però tutte. Un vero capolavoro. Ogni volta che un esponente del sodalizio a tre apre bocca, fa più gaffes di Vittorio Emanuele di Savoia, che almeno al suo fianco ha quell’arpia di Marina Doria attenta e pronta a correggerlo. Lo spread nei confronti delle altre candidate, tra cui spicca Stoccolma, è siderale. Anziché «fare squadra» (oggi quelli bravi dicono così), Zaia, Appendino, e Sala, non trovano di meglio che fare a gara per la palma di primo della classe. Il sindaco di Milano Sala reclama la pole position, a Zaia girano i balles, la Appendino (i pentasetllati soffrono attacchi di ulcera solo alla vista dei cinque cerchi) si tira fuori e dice adios amigos. Ne scaturisce che la balorda candidatura italiana nasce zoppa, ed è destinata a sconfitta certa ancor prima di schierarsi in lizza. Leviamoci allora di torno e battiamo ritirata prima di combinare altri guai ed evitiamo ulteriori imbarazzi di fronte al Cio. Di noi ridono già abbastanza. Ha proprio ragione Calenda: «Qui ci vuole uno psichiatra». Datecene almeno uno bravo. E che non si chiami Tafazzi. Grazie.

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