È UN’ ITALIA CHE CADE A PEZZI

La tragedia di Genova è il ritratto di un paese vecchio e arretrato. Chi ha sbagliato, paghi, ma non attraverso  processi sommari in pubblica piazza.

Questo è un paese che cade a pezzi. L’Italia è una terra magnifica, direi la più bella al mondo. Il problema siamo noi, che l’abbiamo violentata, cementando senza criterio né rispetto un po’ ovunque. Troppo e male. La natura presenta il conto: piogge che fanno franare i monti ed esondare i fiumi, scosse di terremoto, altrove da solletico, che si portano via interi pezzi di territorio. E potrebbe andare anche peggio. Si parla molto di messa in sicurezza. Già si parla, in un bla bla che scorre fino alla nausea…!

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Meglio non va in tema d’infrastrutture sulle quali non investiamo da oltre vent’anni. La neocultura oscurantista del NO intransigente c’inchioda alla vecchiaia e all’invida nei confronti della modernità altrui. Ne siamo consapevoli ogni qual volta varchiamo i nostri confini e rimaniamo esterrefatti nel vedere e toccare con ammirato stupore cosa siano diventate intanto quelle forme di progresso rimaste a noi sconosciute. La nostra rete infrastrutturale è obsoleta e inadeguata, un colabrodo che mostra oggi seri segnali di usura e cedimento. La catastrofe di Genova non ne è che l’ennesima prova.

Detto questo, vorrei però aggiungere un punto. Chi ha colpe, ovviamente paghi. Tuttavia, solamente quando le responsabilità saranno accertate. In momenti come questi, le istituzioni dovrebbero lanciare messaggi di fermezza ma anche di compostezza. Esiste uno stato di diritto, non dimentichiamolo. Invece qui tira aria improvvisata di processi sommari in pubblica piazza. Non mi piace per nulla. Lo sciacallaggio a rimpiattino che in queste ore di dolore sta andando in scena nell’agone (meglio agonia…) politico, è una vera nefandezza che almeno in occasioni come queste mi auguravo ci venisse risparmiato. Evidente, che mi sono sbagliato anche stavolta.

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