AMEN

Il mondiale gli archivi; la nuova stagione alla porte con una grande stella e le solite magagne

È stato un bel mondiale, godibile dal primo fino all’ultimo giorno. Madre Russia ha indossato l’abito da gran gala e spalancato il suo generoso décolleté: stadi all’avanguardia, il pieno di gente, nessun incidente, belle partite. Tutto liscio alla festa del pallone. Oddio, qualche scivolata c’è stata tra capo e coda: quali? Beh, il dito medio di Robin Williams in apertura, o quell’unico simbolico ombrello a coprire la testa dello Zar Vladimir mentre i suoi ospiti se ne stavano a infradiciarsi sotto la pioggia battente in chiusura, sono piccole cadute di stile. E vabbè dai…Rimangono storie e istantanee che ci rimarranno impresse in memoria: la lezione di vita del maestro Tabarez, gli ammutinati del Sampaoli, l’orgoglio iraniano, gli ultimi samurai, la Stalingrado del pallone tedesco, il funerale del Tiki Taka, la trincea russa, la cicala carioca, il Brit Pop della giovane Inghilterra, la schiuma sui talentosi lieviti della birra belga, fino alla bella e impossibile Croazia e alla brutta e possibile Francia.

tmp_8164-serie-a-2-1-1900x784_c627817482

Hanno vinto loro, i transalpini, cioè i migliori del lotto. A volte, anzi spesso, succede. Noi non c’eravamo, stavamo in castigo a casa ad espiare i nostri peccati. Eppure è stato come si ci fossimo, perchè a vincere alla fine è stato proprio il nostro vecchio calcio all’italiana. Primo non prenderle, poi colpire, recita da sempre il nostro caro adagio. Deschamps, memore delle legnate del recente passato e della rigida scuola dove si è formato a Torino, ha saputo tradurlo meglio di chiunque altro. Curioso che la via che porta il nostro nome, noi non la percorriamo più da tempo, preferendo arterie alternative dove abbiamo finito per rimanere intrappolati. Lippi vinse il mondiale del 2006, quando nella seconda parte della finale contro la Francia capì che l’avversario ci era superiore; infoltì il centrocampo, alzò la diga, e la sfangò ai rigori. Altro che banalità quali il futile possesso e il bla bla del calcio propositivo. Son passati 12 anni e la memoria si è fatta corta: affascinati dalla nouvelle vague, siamo saliti sul treno del trend. Diciamo che come minimo non è andata benissimo. Ora sono gli altri a vincere con quelle che sono sempre state le nostre armi. Fa un po’ rabbia. Chissà che chi di dovere non ci rifletta un attimo.

Finisce il mondiale, ma il calcio non va mai in vacanza. La nuova stagione è alle porte. Antenne rivolte allora al mercato e le notizie dai ritiri. Chiacchiericcio da frittata in stagnola estratta senza nemmeno tanta pudicizia dalla borsa termica sotto l’ombrellone. Difficile da credere come Inter-Atletico Battilapesca offerta in esclusiva in pay tv grazie alla sponsorizzazione dei tre del Paradiso della Brugola, Roma-Deportivo La Castagna o Milan-Carpenter Rovers, riescano a suscitare appetiti. La Juventus presenta Cristiano Ronaldo, l’affare del secolo come l’hanno battezzato, frutto di un’operazione finanziaria e di marketing da insegnare alle facoltà di economia aziendale. Il calcio italiano ritrova una stella che non vedeva dai tempi dell’altro Ronaldo, quello interista, o dai fasti degli anni novanta e ancora prima ottanta. La Juve ha il suo campionato, si chiama Champions League, le altre il loro, il CCM (Campionato Comuni Mortali). Il calcio italiano gonfia il petto e mostra il mascellone, tronfio di orgoglio. Nello stesso giorno succede anche che, affossate dai debiti, spariscono gloriose società come Bari, Cesena, Reggiana; l’Avellino se la cava per il rotto della cuffia; Chievo e Parma sono alla sbarra dei deferimenti dove sono chiamate a difendersi dall’accusa d’illecito rispettivamente amministrativo e sportivo. Le solite magagne, ma c’è di più. Per assistere al grande circo, non basterà più un abbonamento alla pay tv, ma da quest’anno ne serviranno due. Siamo tornati ai tempi di Telepiù e Stream. Gamberi col telecomando.  Lo spezzatino costa ai più, e rende a pochi. Canoni della democrazia alla rovescia rispettati alla lettera. Gli oligarchi del pallone sbavano e godono di lussuria. Alla faccia nostra. Avanti così. E se a vincere sul campo sono poi gli altri con quelli che, quando le cose sapevamo farle per benino, erano i nostri metodi? Amen.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...