DOLAZI KUCI

Quando «it’s coming home» si dice in croato

It’s not coming home. E allora DOLAZI KUCI sia. Finisce steso in lacrime sul prato del Luzniki il sogno mondiale dell’Inghilterra. Domenica sarà la Croazia a tornare nello stadio moscovita per l’atto finale contro la Francia. Sarà una sfilata di talenti a confronto. Già la pregustiamo.

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Partita dai due volti, ma il successo dei croati non fa una piega. L’Inghilterra parte a razzo, sblocca la gara con una punizione calciata col contagiri da Trippier, sulla quale Subasic non è impeccabile.  La truppa di  Dalic è stralunata e subisce passivamente il dominio inglese. Prima Kane e poi Lingaard potrebbero chiudere la pratica, ma gettano due ghiotte occasioni malamente alle ortiche. La Croazia viaggia nella nebbia con le sole luci di posizione accese. Ai radar non perviene

La ripresa gira però la frittata. Il B Side del 45 giri è altra musica. L’Inghilterra perde metri e smalto; Sterling è il solito fumo che non sforna arrosto, l’avulso Kane è caricato a salve, Ally va al balletto in punta dei piedi. Orchestrata da Modric la Croazia cresce, preme, e riacquisisce fiducia, e si ritrova. Perisic fa un capolavoro quando mette il piedone in anticipo sul goffo Walker per la rete del pareggio. Il calo degli inglesi è inarrestabile sia sotto il profilo fisico che mentale. Delle loro certezze, restano solo le paure. L’inerzia è tutta dalla parte dei croati che fiutano la preda e insistono. Perisic è in stato di grazia, fa quello che vuole;  ben per Pickford che il suo sinistro si stampi sul palo.

L’Inghilterra la sfanga, tira un sospiro lungo così, e la porta ai supplementari. Per un po’ ci crede, ma quando Mandzukic approfitta di un’altra dormita della difesa di Southgate e la castiga, il sogno si fa incubo. Da lì alla resa è solo una questione di minuti che scorrono inesorabili. Finisce nel tripudio di bandiere a scacchi biancorossi, e nello sconforto che gli inglesi addolciscono sulle note di Don’t Look Back in Anger degli Oasis. Hanno disputato un buon mondiale; dopo tanto tempo il calcio britannico ha ritrovato la dignità del rango che merita. La delusione in queste ore è ovviamente cocente, ma deve essere l’orgoglio per quanto ha fatto una giovane nazionale partita per la Russia a fari spenti, a prevalere. Sarà pure un premio di consolazione, ma sabato contro il Belgio gli inglesi potranno inseguire il terzo posto, che non va dimenticato rappresenterebbe il secondo risultato mai raggiunto al mondiale in tutta la loro storia. Mica un cono di Fish ’n Chips al chioschetto.

Sgomberiamo il campo da qualsiasi illegittimo dubbio: in finale va la squadra migliore. Della Croazia si evoca spesso il talento. In effetti abbonda, ma va anche detto che da solo non basta. Ha avuto la meglio ricorrendo agli attributi e dopo un successo come quello di stasera  arriva all’appuntamento con la storia carica a mille e in estasi sotto la spinta di un intero popolo impazzito di gioia. È capace di tutto, nel bene e (questo il maggior rischio) nel male. La Francia è la squadra ad aver convinto di più di ogni altra. È favorita. Due anni fa arrivò più o meno nella stessa condizione alla finale degli europei a Parigi contro il Portogallo. Sappiamo bene però come andò a finire. Ecco perchè, fossimo nel maestro Deschamps, ai suoi alunni una ripassatina a quella lezione la daremmo. Il titolo sulla lavagna? DOLAZI KUCI, ovviamente.

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