IT’S COMING HOME!

L’Inghilterra ha un portiere: non l’aveva dai tempi di Gordon Banks

«Tu sei a una spanna da lui, ma lui è a un passo da te» recita un proverbio russo. Deve averlo stampato sui muri dello spogliatoio quella volpe baffuta di Cherchesov. La sua Russia si presentava al mondiale come padrona di casa, ma al 70mo posto del ranking, penultima delle partecipanti davanti solo all’Arabia Saudita. Dopo una prima fase resa agevole da un girone benevolo, ha messo sotto scacco la supponenza barocca degli spagnoli agli ottavi, per poi lottare ad armi pari con la più quotata Croazia ai quarti. A proposito, non sappiamo molto di Smolov, ma il suo cucchiaio, anzi il forchettone con cui si è fatto infilzare dagli undici metri da Subasic, non crediamo gli riserverà un bel futuro in patria. Una figuraccia, un nota stonata, che nulla c’entra con lo spirito di una squadra che nella consapevolezza delle sue modeste qualità ha messo in campo armi come orgoglio e sacrificio. Va detto che la Russia esce a testa non alta, ma altissima dal mondiale di casa essendo andata oltre le più rosee aspettative.

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Sarà allora semifinale tra Croazia e Inghilterra, ed è giusto così. La Croazia concluse il mondiale di Francia del ‘98 con uno storico terzo posto. Quella era una meravilglia di squadra in cui brillavano stelle di rara bellezza. Questa, se non è allo stesso livello, poco ci manca. Dello spessore tecnico dei croati molto si é scritto, ma pure quanto a temperamento  Modric, Mandzukic, e compagni non sono messi male. L’impressione è che tanto per dirne una nuova, possano fare di più (è il mantra del calcio slavo). Le ultime due esibizioni contro Danimarca e Russia non sono certo state esaltanti. La Croazia il volto migliore lo ha mostrato nel confronto contro il Bounty argentino, ma quello dello sciagurato ammiraglio Sampaoli e dei suoi ammutinati era un vascello pieno di falle. E infatti è puntualmente affondato. Tuttavia quando si è trovata davanti a due formazioni sì modeste, ma ben organizzate, ha stentato e non poco. Contro gli inglesi servirà ben altro.

I Leoni di Sua Maestà non raggiungono una semifinale da Italia ‘90 quando al Delle Alpi di Torino si arresero ai rigori contro i tedeschi. Le lacrime di Paul Gascoigne fecero il giro del mondo, Gary Lineker ne ricavò uno degli aforismi più celebri della storia del calcio. Dopo 28 anni, un anti-personaggio come Gareth Southgate (che stile con quel suo bel panciotto, lo adoriamo) li ha riportati dopo tanto tempo lì ad un passo dall’atto finale. Guidava l’under 21, in piena emergenza lo chiamarono a condurre la nazionale maggiore.  Doveva essere nulla più che un traghettatore, è invece te lo ritrovi a riscrivere un pezzo di storia del calcio britannico. Più o meno la stessa cosa avrebbe potuto succedere anche da noi con il buon Gigi Di Biagio, ma il timone glielo hanno tolto praticamente subito a favore di un nome pesante come quello di Roberto Mancini. Vedremo presto se sarà stata una scelta azzeccata. 

«It’s coming home!» si canta ora tra fiumi di birra nei pub della Brexit. Andiamoci piano, il peana lo si inneggiava anche nel 1996 agli europei di casa a Wembley, quando a distanza di sei anni furono ancora una volta i tedeschi, una iattura, a soffocarlo manco a dirlo ai rigori. L’errore decisivo fu proprio di Southagte. Con lui il tempo è perlomeno galantuomo. Dell’Inghilterra abbiamo già abbondantemente detto e scritto, ma c’è di più. Ieri un amico ci ha inviato il filmato della «Parata del secolo» di Gordon Banks su incornata di Pelè ai mondali del ‘70. Fu qualcosa ai limiti, se non oltre, dell’impossibile. Prodigio vero. Da allora gli inglesi non hanno praticamente più avuto un portiere all’altezza. Non lo fu Ray Clemence, non lo furono né l’eterno Peter Shilton né tantomeno il sopravvalutato David Seaman. Di meglio, d’altronde il convento non passava. Annosa, la carestia tra i pali di Albione. Su quelli che vennero dopo, meglio stendere un pietoso velo di oblio.

Biondino, guance rosse paffutelle, a vederlo, sembra uno dei ragazzi di Dunkerque: tra i tanti volti nuovi di questa giovane Inghilterra, insieme al sergente Maguire, il 24enne Jordan Pickford si sta ritagliando uno spazio da protagonista assoluto. Fatto fuori il bollito Hart, Southgate ha puntato dritto su di lui. E ha fatto bene. Due estati fa retrocedeva in Championship con il Sunderland. Ora chi lo vuole ingaggiare dall’Everton dovrà sborsare come minimo una ventina di milioni. Somma considerevole, per uno arrivato al mondiale da benemerito sconosciuto. Se oggi oltre Manica si canta «It’s coming home!», il merito è certamente anche suo e di chi ha avuto il coraggio di dargli fiducia.  Una bella storia, in un campionato del mondo che ogni giorno ne riserva di nuove.

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