LA CONTEA DI HAZARD

È Belgio spettacolo: Hazard sontuoso, Neymar bambino capriccioso

Kazanazo. Il Brasile esce da un campionato del mondo che, rimasto senza le sudamericane, si trasforma in un mini campionato europeo. È la vittoria del vecchio continente. Confessione doverosa: l’abbiamo cannata in pieno, quando alla vigilia del torneo pronosticavamo la Selecao del professor Tite vincente in virtù della consueta qualità sostenuta da una ritrovata solidità dopo l’apocalisse di quattro anni fa. Stasera, il binomio non è mancato, ma è stato il Belgio della Contea di Hazard a darne sfoggio. Come accaduto in Francia agli europei, temevamo un certa qual dose di superficiale leggerezza dei diavoli rossi nei momenti topici, e invece le cicale sono carioca.

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Lo spauracchio vissuto col Giappone è servito, Martinez stavolta l’ha vista giusta: ha dato sicurezza alla difesa inserendo dall’inizio un leader come Kompany, ha irrobustito il centrocampo affidando il lavoro sporco a Fellaini e mandando Chadli a galoppare in corsia a sinistra. Mertens, in ombra finora, il grande escluso della serata. La squadra ne ha tratto beneficio: la difesa ha retto, in mediana i due truccioloni Fellaini e Witsel (Bo e Luke) hanno serrato i ranghi e messo su un muro mattone su mattone, in avanti Lukaku ha vestito i panni di Le Bron sotto canestro, uno straripante Hazard si è portato a spasso mezzo Brasile per la sua Contea, De Bruyne ha affondato il coltello nel burro. Uno spettacolo. Quando il Brasile ha sfondato, si è trovato a fare i conti con Courtois, l’uomo chewing-gum dei Fantastici 4 ad allungarsi per togliere i palloni dalla porta. Onestamente, dinanzi ad un avversario senza punti deboli e in tale stato di grazia, era dura per chiunque portarla a casa.

Poco da recriminare (ma va detto che il rigore su Gabriel Jesus c’era); il Belgio ha meritato in quanto capace di essere più squadra. Il Brasile è andato a fiammate; Neymar l’ha messa come al solito sui carpiati dal trampolino, ma nessuno ha abboccato. Lui ci prova in continuazione, ma ormai non gli crede più nessuno. Si chieda il perchè, invece di piagnucolare. Ha ora davanti quattro anni per studiarsi le favole di Esopo, chissà che non ne tragga buon consiglio, perché il suo atteggiamento in questo mondiale è stato a dir poco irritante. Campioni non si diventa coi trucchetti. Pensava di andare in giostra al luna park, ma sugli autoscontri è finito schiacciato nella morsa dei gendarmi Witsel e Fellaini, due giganti in mezzo al campo.

Vedi il primo tempo del Belgio  e aggiorni i manuali del calcio: alla faccia del Tiki Taka, uscito incenerito da questo mondiale. Palla a terra, tre passaggi e via ad attaccare gli spazi in profondità. Belgio micidiale, ogni volta che ha la possibilità di distendersi. Il Brasile lo ha provato sulla propria pelle. Nella ripresa sotto la spinta del forcing verdeoro, la squadra di Martinez, ha dovuto abbassare il baricentro, ma ha stretto denti, ha saputo soffrire, e ha tenuto. Ecco, questo è secondo noi il punto: tempo addietro, crediamo non sarebbe riuscita a farlo. Merito del suo allenatore, e di un gruppo che sta raggiungendo l’apice della piena maturità.

Ora il Belgio è atteso al varco in semifinale dalla Francia, che senza strafare si è sbarazzata dell’Uruguay alla luce della sua superiorità e della grossolana complicità di Muslera.  Si decolla, allacciate le cinture: si preannuncia una partita da vertigini. Ora sotto con gli altri due quarti di finale: Russia-Croazia e Inghilterra-Svezia, sulla carta offrono un tono minore rispetto a quanto abbiamo visto oggi. Tuttavia, questo è un mondiale che smonta assiomi e teoremi. Ed è bello, davvero bello così. 

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