ESAMI DI MATURITA’

Il Belgio la passa liscia, ma quello con il Brasile è l’esame di maturità

Più imprevedibili del pianeta calcio, ci sono forse solo l’universo femminile e le controversie della politica italiana. Belgio-Giappone è forse il caso di spiegarla così. Partita pazza, schizofrenica, e bellissima. Tutto il contrario di tutto. In fin dei conti, se vogliamo contro l’Inghilterra le riserve di Roberto Martinez avevano fatto molto meglio dei rinomati titolari dinanzi ai samurai nipponici stasera. Sullo 0-2 abbiamo pensato ad un remake di Belgio-Italia di due anni fa agli europei di Francia quando la determinazione e le veloci verticalizzazioni degli azzurri fecero crollare il muro di autostima un po’ pomposamente eretto dall’allora ct Wilmots. Molli e presuntuosi: «Eccoci, ci risiamo. Il solito Belgio bello e impossibile che non ne vuole sapere di diventar grande» ci siamo detti, salvo poi rimangiarci tutto o quasi nel pirotecnico finale. Punizione troppa severa per il Giappone, ma le ingenuità a un mondiale costano care. Imperdonabile concedere un contropiede come quello letale che all’ultimo secondo ha deciso la partita.

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Il Belgio è certamente una squadra molto forte, per molti una delle candidate al successo finale. Ha un livello di qualità tecniche che solo pochi altri possono permettersi di sfoggiare, fisicamente non è da meno. Nel 3-4-3 di Martinez, il maggior punto di forza sta nel tridente offensivo composto da Mertens, Hazard, e Lukaku, gente che la partita te la può risolvere in qualsiasi momento con una giocata a palla a terra o aerea. Basta solo servirli, poi ci pensano loro a seminare il panico.  Se Mertens, in verità stasera con le gomme un po’ sgonfie, crescerà di rendimento livellandosi ai due compari, lì davanti il Belgio fa veramente paura. Lo stesso dicasi per il centrocampo, dove De Bruyne non è ancora il giocatore che abbiamo ammirato in passato in nazionale e di recente con la maglia del Manchester City. Witsel, conferma invece la bontà dei suoi ragionamenti e dei piedi educati che si ritrova. Non a caso per due sessioni di mercato di fila, la Juve ha cercato in ogni modo di portarlo alla corte di Allegri. Peccato lui abbia preferito guadagni pesanti, prima in Russia e ora in Cina. Se a tutto questo patrimonio, aggiungiamo quello che sta a disposizione in panchina, il volore aggiunto che ne scaturisce è tanta roba. I problemi maggiori riguardano il pacchetto arretrato che non appare certo ermetico e si rivela come il vero e unico punto debole della squadra. Al di là della bravura dei giapponesi, la difesa a tre non è impenetrabile, concede troppo e stasera è mancato tanto cosi che pagasse con il ritorno in patria il prezzo delle sue amnesie. 

Il Belgio di Martinez, è senza dubbio più solido di quello che fu di Wilmots. Lo è abbastanza da riuscire ad arrivare fino in fondo? La chiave sta tutta qui. Stasera, al di là del risultato finale che lo lancia ai quarti, non ha tuttavia dato questa impressione. Il miglior risultato raggiunto ad un campionato del mondo risale al 1986, quando in Messico i diavoli rossi eliminarono al termine di un match memorabile l’Unione Sovietica agli ottavi, e la Spagna di Butragueno ai rigori nei quarti. In semifinale Pfaff e compagni si piegarono alle magie di Maradona. Sorte che del resto toccò a tutti. Sconfitti dalla Francia nella finalina, chiusero al quarto posto. Trentadue anni dopo,  il Belgio si riaffaccia ai quarti di finale, dove questa volta troverà il Brasile, la squadra che insieme alla Francia in fase di ottavi ha convinto di più. Se servono risposte per fugare ogni dubbio sulla reale consistenza del Belgio, la partita con il Brasile è il compito di matematica alla prova degli esami di maturità. Attenzione però, questo è il mondiale delle variabili indipendenti. Ormai, lo abbiamo capito. 

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