E MBAPPÈ, MACCHÈ CE VOI FA’…!

Francia giovane e bella

A Kazan, nella partita più spettacolare vista finora a questo avvincente mondiale, c’erano a confronto la squadra più giovane, la Francia dall’età media di 26 anni, e la più anziana, l’Argentina che di età media fa 29,6. Anche alla luce di come è andata, è come dire alba e tramonto. I transalpini confermano la tradizione offrendo bollicine dal fine perlage in grado di conquistare i favori dei palati più esigenti. Piedi gentili, freschezza atletica, spirito di squadra: i tre lieviti nella fermentazione dello champenoise.

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Da anni alla Francia va riconosciuta la straordinaria capacità di sfornare generazioni di talenti da lanciare come interpreti di un modo di fare calcio spettacolare e divertente: cominciò alla fine degli ani ‘70 con la nidiata cresciuta attorno a Michel Platini che vinse l’europeo del 1984, balbettò un po’ a inizio anni novanta quando i protagonisti erano due geni ribelli e ingestibili come Ginola e Cantona, salvo ricostruirsi attorno ad un fuoriclasse come Zizou Zidane verso la fine del decennio, e vincere il titolo mondiale in casa nel 1998 e un altro europeo due anni dopo (ah…che dolore!). Quella generazione si fermò a Berlino nel 2006: il Muro non c’era più da un pezzo, lo erigemmo noi e i francesi non sfondarono.

Quella attuale è la cosiddetta terza generazione di fenomeni, plasmata per il biennio europeo 2016 e questo mondiale di Russia. Squadra fortissima, completa nei reparti, e ben amalgamata da quella vecchia volpe di Didier Deschamps in una miscela di individualità e gruppo. La squadra tocca picchi astrali di classe individuale, la bravura del suo allenatore sta nel saperla gestire mettendola al servizio del collettivo. Sarebbe sin troppo facile esaltare quanto fatto ieri da Mbappé:  la sua falcata da quattrocentista e i suoi piedi fatati hanno squartato l’Argentina; tuttavia, non possiamo certo ignorare i vari Griezmann, Giroud, Pogba, Matuidi, Kantè, e compagnia. Dietro, Umtiti e Varanne sono una signor coppia di centrali. Nulla di nuovo se vogliamo, tutta grande bellezza che conoscevamo, perché il calcio francese la vena artistica l’ha sempre espressa.

Meno, se non nulla sapevamo invece dell’effervescente personalità di Benjamin Pavard, terzino ventiduenne ai più sconosciuto, cresciuto a Lille ed emigrato in Bundesliga a Stoccarda. A destra, ha fatto sfracelli; bellissimo gol a parte (forse anche un po’ di buona sorte per come ha colpito quel pallone e l’effetto che gli ha impresso), si è mosso con la padronanza di un senatore alla centesima presenza in nazionale: per essere chiari, ieri era solo alla nona. Domanda: fosse Beniamino Pavardi, ventenne di Pinerolo, giocherebbe titolare nella nazionale italiana? Perdonate lo scetticismo, ma ne dubitiamo fortemente. L’Italia è un paese vecchio, non solo purtroppo all’anagrafe, ma soprattutto per la sua cronica incapacità di offrire prospettive ai suoi giovani. Il calcio non si smentisce: ne abbiamo tanti di bravi, ma non diamo loro spazio perché prima «devono maturare» si continua a ripetere, col risultato che la metà rischia di perdersi per strada. Qualcosa si sta per fortuna muovendo: in questo, il disastro dell’esclusione dal mondiale non può che farci bene. Roberto Mancini ha idee innovative; lo attende un compito durissimo, ma almeno ha svoltato con decisione in una nuova direzione. In bocca al lupo.

Tornando a ieri, la Francia ha vinto con pieno merito perché senza perderci in mille panegirici, ha saputo fare un cosa molto semplice: ha soprattutto giocato bene a calcio, quando gli argentini lo ruminavano affidandosi alla stella appannata di Messi. Magari, un giorno Sampaoli, ci spiegherà come mai si è schierato senza un centravanti e perchè Mbappé e compari abbiano potuto lanciarsi indisturbati in un’autostrada a quattro corsie libera da traffico e senza limiti di velocità.  L’Argentina torna meritatamente a casa, perché ha dimostrato di non essere una squadra, ma nulla più che un crogiolo improvvisato incline alla nevrosi. Applausi alla Francia, ma dove potrà arrivare ora? Certamente molto in alto. Con i giovani, il nodo da sciogliere rimane la continuità. Lo capiremo presto, perchè ad attenderla ai quarti troverà l’Uruguay del Maestro Tabarez. Brutto e rognoso cliente (vero CR7…?), che della sfaldata Brancaleonica Argentina è l’esatto contrario. Se serve una prova del nove, è presto servita. Ma che bel mondiale!

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