La sparagna e la castagna

Tutto riaperto. Campionato bellissimo, come da tempo non si vedeva

Allegri sparagna, Sarri lo becca in castagna. Campionato apertissimo e quantomai avvincente. Juve-Napoli, la partita scudetto, la risolve una capocciata del gigante Koulibaly allo scadere (vendetta attesa sotto il Vesuvio per 43 anni: tanti ne sono passati dal còre ‘ngrato di Josè Altafini), con la benevola compiacenza di Benatia, non nuovo in tempi recenti a entrate fuori tempo sia in campo che fuori. Vince il Napoli che ha avuto almeno il merito di averla giocata, la sua partita. Nulla di trascendentale, sia chiaro, nulla per cui spellarsi le mani negli applausi, ma almeno l’intraprendenza è stata premiata.

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Sarri si presentava a Torino da inseguitore, con a disposizione un solo risultato su tre per riaprire i giochi; ha provato ad andarselo prendere e c’è riuscito sul filo di lana. Il Napoli ha giocato come sa, secondo i suoi canoni, con le sue trame, senza snaturarsi per la notte che valeva una stagione. Nessuna alchimia, quindi. Il suo incessante pressing alto ha creato palese imbarazzo ai palleggiatori della Juve, apparsi imprecisi, a corto di fiato e di idee. Mai vista la squadra di Allegri in tanta difficoltà nel suo stadio. Zero tiri in porta non sono che il frutto di poco costrutto e tanto impaccio. Di Dybala si occuperà Federica Sciarelli a “Chi L’Ha Visto?”; se fai il fenomeno con il Benevento, ma evapori e sparisci nelle partite “pesanti”, significa che ancora non sei salito dove taluni con troppa fretta ti hanno collocato. E se avesse ragione quel matto vero di Sampaoli…?

La scelta di Allegri di ricorrere a Howedes, lascia esterrefatti. Il tedescone aveva sin qua giocato tre partite in tutto l’anno. Mandarlo in campo in quella decisiva è stata a dir poco un’idea avventata. Perso subito Chiellini, Allegri l’ha spostato al centro a formare a fianco di Benatia una coppia inedita che ha mostrato tutti i suoi limiti. Domanda: Rugani, no? Per quanto concerne tutto il resto, la Juve ha solo pensato a gestire la dote di quattro punti di vantaggio. Lo schema che aveva in testa era quello, e da lì non è mai uscita. Allegri ha fatto il ragioniere, ma questa volta ha sbagliato i suoi calcoli. Aveva un matchpoint e l’ha giocato con il braccino.

A quattro turni dalla fine, la partita è clamorosamente riaperta, tutto più che mai in discussione. Non accadeva da anni, bello così. In quattro giorni il Napoli ha guadagnato cinque punti; ha ora dalla sua la forza dell’entusiasmo e un calendario decisamente alla portata, ma occhio agli scivoloni perché un Roma-Lecce di parecchi anni fa è ancora un vivo ricordo. La Juve mostra crepe nel muro delle certezze e ha di fronte due trasferte, prima a Milano con l’Inter e poi a Roma con i giallorossi, di certo non in discesa. Da favorita, passa a sfavorita. Tutto si ribalta. Attenzione però, che la Juve è sempre la Juve: la storia insegna infatti che sa rinascere dalle sue ceneri e quando la dai per morta ti presenta puntualmente il conto, come la DC nella Prima Repubblica. Staremo a vedere. Sarà un bel finale, appassionante comunque vada. Era ora. A noi spettatori disinteressati, basta questo.

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