Un bel tacer non fu mai scritto

A quarant’anni dall’agguato di Via Fani, il silenzio di taluni sarebbe quanto mai auspicabile. E invece…

Abbiamo assistito nel silenzio del nostro sconcerto a quanto visto, sentito, e letto in questi giorni a quarant’anni di distanza dal quel 16 marzo del 1978, l’11 settembre di noi italiani. I 55 giorni del sequestro Moro rappresentarono infatti il punto più critico di tutto il percorso repubblicano. La fragilità dell’ordinamento democratico vacillò di fronte a un attacco premeditato e studiato in ogni dettaglio senza pietà alcuna da chi le istituzioni le voleva rovesciare in nome di una fantomatica lotta di classe che a colpi di P38 avrebbe dovuto consegnare il potere al proletariato. Nel tragico agguato di Via Fani a pagare con la vita la follia del disegno terrorista, furono proprio cinque figli del proletariato, prima che Aldo Moro stesso. Qui sta sta la tragica contraddizione del bieco delirio brigatista. Il sacrificio di quei cinque figli del popolo ne evidenziò il fallimento a priori.

rapimento via fani ansa_2-U1090887462817N6F-U1090887690371kp-513x287@LaStampa-NAZIONALE

Quel gruppo sedicente parlava in nome del popolo, senza mai rendersi pienamente conto di esserne un’élite totalmente distaccata, e che dalla sfera elitaria non sarebbe mai uscito. Altresì, la classe operaia  diede prova di ferma compostezza; non solo rigettò con sdegno il cruento appello di un gruppo d’invasati e malati d’ideologismo, ma anzi vi si oppose con posizioni nette e decise che sfociarono nelle manifestazioni di piazza. Per tutta risposta, l’anno seguente a Genova le BR avrebbero ucciso a colpi di rivoltella Guido Rossa, sindacalista operaio, colpevole di averne denunciato l’infiltrazione in fabbrica.

Vedere un assassino seriale – 8 omicidi – e mai pentito, come Prospero Gallinari (morto di tumore nel 2013) commentare quelle vicende come se stesse parlando di una partita a Tresette ci ha provocato il voltastomaco. Lo stesso dicasi per gli altri. Opportuno quindi sbaragliare il campo da qualsiasi esercizio di ambiguità artefatta. Lo schieramento in campo era chiaro: da una parte lo Stato, sia pur con tutti i suoi peccati, dall’altra la banda armata ossessionata dal falso mito della rivoluzione. Ne uscirono sconfitti i Brigatisti. Pagarono con la detenzione: molti (anche troppi) ebbero clemenza dallo Stato tiranno che avevano combattuto con tanta ferocia. Si poteva chiuderla lì.

Invece i vinti (gli assassini di ieri) in tutti questi anni, li abbiamo visti impegnarsi in un’altra battaglia molto più sottile, di carattere intellettuale, che ha trovato sponde in sacche dell’Intellighenzia italiana: la pretesa della riabilitazione. A conferma di quanto visto durante questa settimana, in libertà circolano ancora taluni personaggi che non hanno rinunciato a voler riscrivere e girare la storia a proprio piacimento. Carnefici con la sindrome del vittimismo. Anche no, grazie. L’apologia dei vinti, ci ha francamente stancato.

Vero che in democrazia la parola non si nega a nessuno, altrettanto vero che a chi nel suo malsano rapporto con la democrazia è passato dai testi di sociologia ai mitra e alle granate per giocare a fare la rivoluzione, s’imporrebbe almeno la decenza di risparmiarci i sermoni. Bene ha fatto il capo della Polizia Gabrieli a sottolinearlo. Che poi un chiaro sentimento di pietà e una netta richiesta di perdono per aver massacrato cinque figli del popolo che pagarono con la vita il prezzo dei loro deliri, non sia arrivata, non fa che aggravare le cose e avallare la vecchia tesi secondo la quale il silenzio in certi casi è quanto mai cosa saggia e opportuna. Purtroppo il nostro è il paese dove non è abitudine sfruttare le occasioni, ma sprecarle in nome di chissà che cosa. Mai come questa volta avremmo tanto sperato non fosse così.

2 commenti

  1. La riabilitazione è un concetto laico e non religioso. La premessa è doverosa. Uno stato civile riabilita e reinserisce. Pare un’utopia più oggi di un tempo. È una triste constatazione. È sempre difficilissimo cogliere il contesto in cui le cose avvengono. Sopratutto quando non le si hanno vissute. L’errore in un senso e nell’altro è misurare con il metro di oggi le cose di ieri. Non contesto l’opinione qui sopra anzi la condivido. Ma ripeto avendo conosciuto vittime e carnefici, ritengo che lo stato ma sopratutto la società nel suo insieme abbia fallito nel riabilitare e nel ricordare. Talune reazioni scomposte e non questa ne sono la prova.

    Mi piace

  2. La riabilitazione l’hanno avuta. Sono ormai tutti fuori con i loro lavori e le loro vite. Lo Stato ha fatto il suo e si è mostrato pure magnanimo, ma non può accettare che questi signori passino per degli incompresi. Assurdo pretendere che la gente metabolizzi una follia che lasciò solo sangue. Basterebbero poche parole per chiedere scusa, non dei trattati di sociologia. Peccato che da decenni gli ex brigatisti non perdano occasione per arrampicarsi in sofismi buoni solo ad aprire il varco ad un distesa di ambiguità. Meglio cento volte il silenzio allora…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...