L’ora più buia delle balle spaziali

Un amaro paradosso

Mentre la campagna elettorale imperversa mandando in onda sugli schermi delle televisioni degli italiani la riedizione salottiera di BALLE SPAZIALI di Mel Brooks, il cinema propone L’ORA PIU’ BUIA, film che ricostruisce i giorni in cui Winston Churchill, magistralmente interpretato da un immenso Gary Oldman in odore di Oscar, seppe compattare il paese e infondere nella popolazione la tenacia con cui la Gran Bretagna non si piegò di fronte all’aggressione nazista. Giorni che cambiarono la storia e i destini del mondo. Giorni in cui un grande uomo dette prova di cosa realmente implichi il privilegio di essere scelti a guidare con spirito di servizio un paese e il suo popolo. Roba seria insomma.

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Rimasto isolato nell’agone politico, e prossimo alla sfiducia in parlamento e alla disfatta sul campo di battaglia, Churchill non venne meno alla sua ostinata convinzione di poter invertire il corso delle cose e sconfiggere la tirannide. Lo presero per matto, sprovveduto, e ubriacone, ma lui tirò dritto per la sua strada, trovando inatteso appoggio nel re Giorgio VI:  quanti proponevano in quelle drammatiche ore la via d’uscita del negoziato, ebbero in tutta risposta picche, tanto era il suo disprezzo per Hitler, l’imbianchino come lo chiamava lui. “Meglio morire, che trattare la resa con quell’uomo. Noi non ci arrenderemo mai!” furono le parole che rivolse alla Camera dei Comuni in un accorato appello alla resistenza. Fu alla fine premiato perché ebbe il grande merito di saper intercettare il sentimento popolare e ad esso si ricondusse standovi a braccetto. Il popolo con lui, e lui con nel popolo, entrambi protagonisti di una storia di encomiabile coraggio e geniale intuizione.

Per non sprofondare nel più scontato degli imbarazzi, evitiamo di scendere a paragoni fino troppo stridenti con il desolante quadro in mostra in questi giorni nel palazzo della politica italiana. Una ciarlataneria su cui è meglio soprassedere. La nostra Ora più Buia è proprio quella delle Balle Spaziali;  come la storia del nostro paese insegna, non è la prima né sarà purtroppo l’ultima. Ecco perché ci auguriamo che la pellicola di Joe Wright possa essere proiettata nelle aule magne delle scuole italiane, dove si coltivano e crescono i germogli del nostro futuro. Per il messaggio diretto e immediato che trasmette, può capitare che un film possa avere più efficacia di un libro. Dipende dalla complessità del messaggio. Per comprendere come non è, ma dovrebbe essere, bastano un paio d’ore in poltrona davanti a uno schermo. Basta questo, altri discorsi non servono. Buona visione.

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