CASO ANTENNE TORRICELLE: LA VOCE DELLA POLITICA SULL’OSCURAMENTO

Tre fazioni: favorevoli, contrari, e mediatori. Il mio articolo su Verona-In

Era nell’aria, meglio dire nell’etere. Alla levata di segnale alle antenne, segue la levata di scudi della politica veronese, che anzichè schierarsi unita a difesa di un provvedimento emanato a difesa della legalità calpestata, non trova di meglio che dividersi in tre fazioni: favorevoli, contrari, e gli immancabili mediatori. A una settimana dal clamoroso intervento della magistratura che ha staccato la spina della corrente alle antenne abusive che da trent’anni deturpano in barba ad ogni regola la Seconda Torricella Massimiliana, ognuno ha detto la sua. Non sempre a proposito.

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A guidare il partito del SI, Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona In Comune e Sinistra in Comune: “Il sequestro della torre martoriata da decine di impianti di radiotrasmissione abusivi rappresenta un fallimento epocale della classe governante veronese che in tanti anni di abusivismo di governo non ha saputo far altro che rimpallarsi le responsabilità anziché addivenire ad un piano di risanamento condiviso. Il Comune in particolare ha sempre recitato la parte dello struzzo facendo finta di non vedere l’abuso edilizio perpetrato malgrado le denunce del comitato e di Legambiente e anche dopo la mia interrogazione dello scorso luglio in cui chiedevo copia dei titoli edilizio gravanti sulla struttura. Agli atti non ne risultava nessuno. Eppure il fatto che Agsm, partecipata comunale al 100%, avesse aperto dei contatori in quel luogo, avrebbe dovuto quanto meno far scattare un sospetto e delle verifiche. Se è vero che il bene non era mai stato girato dal demanio al Comune l’abuso e il danneggiamento del monumento non potevano passare in sordina. Di questo scaricabarile di cui faranno le spese i cittadini a cui toccano i cocci di questo disastro, ma è bene che venga chiamato a rispondere anche chi negli anni avrebbe dovuto verificare ma non l’ha fatto”. Il Bertucco Tranchant.
Gli fa eco, Francesca Businarolo, deputata del M5S: “Spiace per i lavoratori che ne subiranno le conseguenze, ma la legge va fatta rispettare. Purtroppo per anni è mancata la volontà di farlo. È necessario che siano previste le dovute salvaguardie per quanti lavorano nelle tv private, che ora devono pagare il conto di un’amministrazione miope. Il provvedimento era nell’aria da tempo, impensabile che nessuno abbia pensato di provvedere allo spostamento delle antenne”. Cinque Stelle altrettanto tranchant.

In testa al partito del NO, c’è invece Flavio Tosi, già oggetto di stoccate due anni fa quando Report portò lo scempio sugli schermi degli italiani: “Hanno sparato prima di intimare l’alt. Sarebbe stato più sensato da parte delle autorità  fissare un termine ultimativo per concludere un accordo tra le parti, costringendole a definire la procedura. Il vero danno lo subiscono i cittadini, privati di uno tra i diritti fondamentali che è quello all’informazione”. Non ce ne voglia Flavio I, ma se Flavio II non avesse fatto spallucce, le antenne oggi sarebbero già altrove e i fogli con le ordinanze della magistratura sarebbero rimasti nei cassetti della Procura. Detto questo, ora che si è accasato sotto la protezione di Sua Emittenza il Cavaliere di Arcore, di televisioni e di ripetitori avrà di che disquisire in abbondanza.

Il fronte dei mediatori vede in prima linea il primo cittadino Federico Sboarina che, fedele al suo ruolo istituzionale, nell’incontro con i magistrati ha proposto un percorso condiviso che possa portare in tempi brevi alla soluzione del caso: “Legalità e difesa dei posti di lavoro sono valori fondamentali della mia amministrazione. Per questo, fin da subito, mi sono attivato per fare in modo che il Comune potesse essere un soggetto autorevole per individuare una soluzione a questa complessa e annosa vicenda. Ho trovato nella Procura la disponibilità al percorso che ho proposto e sul quale stiamo immediatamente lavorando. Mi sono attivato fin dall’inizio perché ritengo che l’interesse primario della nostra collettività sia il rispetto della legalità, ma anche la salvaguardia dei lavoratori del settore dell’informazione. A loro e alle loro famiglie garantisco tutto il mio impegno concreto per una soluzione che ponga fine a questa annosa questione”. Inevitabilmente politically very correct.

Tuttavia un bel 10 per l’esercizio acrobatico al volteggio, va ascritto a Vincenzo D’Arienzo, deputato veronese del PD. In un primo momento aveva infatti dichiarato: “Sono sempre più convinto che si poteva evitare lo spegnimento dei segnali video e radio di tante emittenti radiotelevisive locali e pragmaticamente trovare una soluzione diversa. Era noto a tutti che le emittenti radiotelevisive erano disponibili a sanare la propria posizione. Con la cautela che lo contraddistingue e la conoscenza del settore industriale che ha maturato, penso che il ministro Calenda possa dare una mano al tavolo in essere tra demanio ed emittenti affinché sia accelerata la soluzione positiva e tutte le emittenti possano tornare a lavorare serenamente a favore della crescita culturale del territorio”. Di fronte alle critiche che gli sono piovute addosso (nemmeno tanto velatamente dalla puntata di lunedì scorso di Report) si è difeso sparando a zero contro i segugi di Raitre: “Sono stato additato da Report come difensore dell’illegalità. È stato detto che anziché occuparmi delle antenne installate sulle Torricelle, ho presentato un’interrogazione contro Report che era presente con le telecamere al momento del sequestro aggiungendo, inoltre, che il problema per me non è la notizia bensì chi la racconta. Per fortuna, l’accusa è falsa. Ho invitato il ministro Calenda a seguire la vicenda al fine di favorire una soluzione positiva e consentire da un lato il ripristino della legalità e dall’altro l’esercizio del servizio di pubblica utilità”. Che il ministro Calenda sia tenuto informato sulla vicenda, è sicuramente un fattore positivo (“con tutte le grane che c’ho, ce mancava pure questa” avrà pensato), ma che la politica veronese non trovi il modo di sbrogliare una questione tanto lapalissiana senza ricorrere all’aiuto del governo, non ci pare una nota di merito di cui fregiarsi davanti a microfoni e taccuini. Consentiteci il gioco di parole, ma d’altronde un caso che attende un soluzione da trent’anni, non poteva che protrarsi fino alle “Calende”…

Quello che non si dice, è che qualcuno quelle antenne ce le ha messe, almeno che le Torricelle non abbiano assistito ad una migrazione aliena atterrata di notte da un asteroide come avvenne in Incontri Ravvicinati del Terzo tipo. In tal caso dovremmo rivolgerci come fece David Bowie al Maggiore Tom in Space Oddities. Escursioni fantascientifiche a parte, una parola a stigmatizzare chi le ha fatte piazzare infischiandosene beatamente della legge, non l’abbiamo ancora sentita. Il Quinto Potere? Meglio tenerselo buono. Dalle nostre emittenze avremmo quantomeno apprezzato un Mea Culpa con tanto di scuse alla cittadinanza; nessuna ha avuto il buon gusto di farlo. E allora, come se ne esce? Tra tutte, la dichiarazione più sensata e corrispondente alla realtà delle cose, ci pare quella del Comitato contro le Antenne sulle Torricelle, che così scrive in una nota: “In questi giorni in molti hanno sottolineato che il sequestro è stato eccessivo. Ma di fronte a questa situazione di conclamata illegalità, di cui istituzioni e classe politica sono a conoscenza da oltre 30 anni, non possiamo certo rimanere sorpresi dall’intervento della Procura. Era un atto dovuto. L’accordo tra i proprietari delle antenne e il demanio può sanare solamente gli aspetti legati all’occupazione abusiva dello spazio negli anni passati. Il traliccio di 75 metri presente nell’area, su cui le emittenti vorrebbero spostare le loro parabole e antenne, deve essere tassativamente demolito. Il traliccio oltre ad essere completamento abusivo è stato realizzato in totale violazione delle norme urbanistiche e dei vincoli presenti. Tutti gli impianti e tutti i tralicci devono essere demoliti e spostati in altro luogo. Non c’è altra soluzione”. Chiudiamo con una domanda, retorica se volete, ma inevitabile: gli avessero prestato un minimo di ascolto in tutti questi anni (quelle maledette antenne se ne stanno lì dal 1978) saremmo arrivati a questo…? Una soluzione la si troverà, ma comunque andrà a finire, questa storia non potrà che essere archiviata come un brutta figura che si sarebbe potuto, ma non si è voluto, evitare. Spiace dirlo (ne va infatti non solo del buon nome della città ma soprattutto del futuro di posti di lavoro messi a repentaglio dalla tracotanza di chi si sente superiore alle regole), ma è così.

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