MOBILITY DAY : LA DELOCALIZZAZIONE DELLO SMOG

Il sindaco Sboarina aveva promesso di ridare fiato ai quartieri. Domenica glielo ha di fatto tolto.

“Parte piano il nuovo swing, mentre corri impaziente sul ring. Cambia il tempo attorno a te e la musica vecchia dov’è? Strumentisti sessionmen hanno già sviluppato il refrain” cantava Enrico Ruggeri in un indimenticabile pezzo del 1984 sul palco dell’Ariston a Sanremo. La delocalizzazione degli eventi dal centro storico ai quartieri, è stato il refrain del swing che il sindaco di Verona Federico Sboarina e i suoi sessionmen hanno proposto in Do Maggiore per tutta la lunga campagna elettorale e poi all’indomani dell’insediamento a Palazzo Barbieri. La squadra di governo si è unita al coro all’unisono in un quadretto da far persino impallidire l’orchestra del Teatro Filarmonico.

image

La delocalizzazione è divenuta un mantra del nuovo corso Sboariniano: la trovi ovunque, è la parola chiave per tutte le stagioni: caldo o freddo che sia, delocalizzare è la cosa più figa del mondo. Va bene a Natale e a Pasqua, a Capodanno e a Ferragosto, al tuo compleanno e a quello di tua suocera. Delocalizzo? Cosa? Non so. Tu delocalizza, poi ci penseremo e vedremo. Se “diversificare” è stato il verbo chiave dei manageroni degli anni novanta, “delocalizzare” rappresenta il nuovo Santo Graal in riva all’Adige. Nei canoni dei luoghi comuni politichesi, vuol dire tutto e niente. Espressioni simili hanno significato in passato votare DC sotto la minaccia comunista, giocare in difesa e contropiede e vincere una coppa del mondo al Bernabeu, urlare “tutti dentro” negli anni di Tangentopoli sotto la spinta del vento giustizialista,  scandire “il meno tasse per tutti” Berlusconiano, “il più lavoro per tutti” Renziano, o oggi “Il reddito di cittadinanza” grillino, e infine “l’Italia agli Italiani” Salviniana. Fai la cosa giusta, delocalizza: piacerebbe pure a Spike Lee.

Abbiamo un’allergia endemica ai Mercatini di Natale. Pazienza, problema nostro. La nuova amministrazione li ha delocalizzati, e ha fatto pure bene: rivalutare e far rinascere il Lungadige di San Giorgio è stata davvero una bella idea, per la quale esprimiamo tutto il nostro apprezzamento senza alcuna ironia. Detto che gli igloo stanno meglio a Ortisei che al Castel San Pietro, ben vengano pure quelli. Ma come sempre, il rischio di farsi prendere la mano e trascendere è dietro l’angolo. Da quella del villaggio globalizzato siamo ormai entrati nell’era del villaggio delocalizzato, che nelle sue parentesi quadre e tonde presenta amicizie delocalizzate, spritz delocalizzati, amori delocalizzati, e soprattutto, ahinoi, aziende delocalizzate (ma questa è una realtà globalizzata che dura da anni), lavori delocalizzati, soldi delocalizzati nei Paradise Papers, e già che ci siamo, restando in ambito locale, nomine alle municipalizzate delocalizzate in piena osservanza del Manuale Cencelli.

La cosa più sorprendente è la delocalizzazione dello smog. A quella mai avremmo pensato. Ne abbiamo fatto la conoscenza domenica scorsa in occasione del Mobility Day (passato alla storia come Immobility Day) con cui Sboarina ha deciso di delocalizzare le nostre domeniche. Chiusura al traffico in centro, e apertura ai suoi accessi dai quartieri. Il centrocittà si mostra come un bijoux, le periferie come un inferno. Il risultato? Traffico in tilt, aria irrespirabile, moccoli farciti di ostie e madonne in abbondanza al volante. Non ditelo al Vescovo Zenti, a Natale certe cose non si dovrebbero fare. Dai su allora, prima di riprendere, giù in ginocchio con tre Ave Marie, tre Padri Nostri, e poi tutti in fila per tre: madama la marchesa, vedrete che alla fine il signor vescovo vi perdonerà.

Incassato il perdono, torniamo a noi. Va detto che Sboarina è un vero fenomeno: è così affascinato dalla delocalizzazione che è riuscito a delocalizzare persino lo smog. Persino? Beh anche no…forse sarebbe meglio dire “solo” lo smog. Gli unici a riuscirci prima di lui, sono stati i cinesi, che in nome dell’uguaglianza cara al comunismo sono stati capaci di spingere l’inquinamento atmosferico in ogni angolo delle loro città, nessuno escluso. Smog col libretto rosso per tutti, senza privilegi di sorta. I cieli di Shangai e Pechino, sono grigi anche nelle ore in cui il cielo non c’è. Di questo passo lo saranno anche a Verona. Il sindaco Sboarina aveva promesso di ridare fiato ai quartieri. Domenica glielo ha di fatto tolto. A dispetto delle propagande elettorali, lo smog e il traffico sono le uniche delocalizzazioni apportate finora. Forse non è proprio ciò che ci si aspettava. Guai a demordere, il meglio deve sempre venire, basta solo un po’ di ottimismo. Vedrete, non rimarrete delusi. E’ presto Natale, preparatevi a delocalizzare l’anima. Perchè? Boh…voi fatelo e basta. Dicono che quello è il futuro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...