Torna il grande sci: il Trofeo Bicamerale rimane senza vincitore

Berlusconi fuori tempo massimo sulla pista Fazio a Raiuno; D’Alema inforca a metà percorso sulla Gruber di La7

Con i fiocchi scesi copiosi sull’arco alpino, la stagione del grande sci si avvia verso il cancelletto di partenza. In attesa del grande appuntamento a cinque cerchi di febbraio in Corea (missili permettendo), la politica italiana rende il proprio omaggio mandando in scena uno slalom parallelo tra vecchie glorie, il fu-Cavalier Silvio Berlusconi da Arcore e il satrapo Massimo D’Alema da Gallipoli. Due i tracciati prescelti: la pista Fabio Fazio in località Raiuno per il primo e la Lilli Gruber sui pendii di La7 per il secondo. Che i due preferiscano il mare azzurro d’estate a discese e risalite sui panettoni innevati è risaputo: se le acque cristalline del Golfo di Marinella, le bizze di Dudù, le giovani ospiti in bikini succinti, e le notti movimentate nella sua villa in Costa Smeralda sono il rifugio dorato del “Cavaliere Mascarato”, le escursioni in barca (ha però venduto il leggendario Ikarus che ancora oggi fa invidia alle terrazze romane del PD) al largo del Salento lo sono per il “Dottor Diciamo”, ora dedito a una nuova passione, la viticoltura, non sappiamo se radical, ma di sicuro molto chic, tra i suoi filari di Cabernet Franc sulle colline dell’Umbria.

berlusconi_dalema

Sia pur non a proprio agio con ai piedi sci e scarponi, il Trofeo Bicamerale è tuttavia una coppa che entrambi ambiscono a detenere in bacheca; da qui la decisione di prendere il via. Le ultime nevicate hanno reso la pista Fabio Fazio ancora più morbida del solito, ed è tutto dire. Abbiamo conosciuto Silvio Berlusconi, come un un indomito attaccante: ha sempre dato il meglio di sé su fondi duri e ghiacciati, dove limare le lamine e spingere sul filo del rasoio, ma ormai lo smalto dei tempi belli è una sbiadita cartolina del passato. Lo abbiamo quindi visto adattarsi al mieloso tracciato e scendere come un ragioniere in paciosa chetichella senza prendersi alcun rischio e azzardare una linea improvvisata.  In più di un’occasione ha perso ritmo e cadenza; a metà tracciato ha saltato una porta, ma dopo una pausa, con l’aiuto del giudice di gara, è riuscito a ripartire. Al traguardo ci è arrivato, ma la sua prova non ha convinto. Un discesa incerta, monotona, senza l’atteso colpo d’ala. Temiamo non solo abbia sbagliato sciolina, ma ne abbia usata in eccesso tanto la sua sciata era frenata e balbettante. Un tempo avrebbe aggredito il pendio e sbranato i paletti. La crema protettiva era così copiosa sul volto da tradire altresì i tratti di un vecchietto che, sebbene aspirante supergiovane, i conti con l’età deve pur farli.

In tutta sincerità e benevolenza, gli consiglieremmo di ritirarsi e godersi la sua agiata vecchiaia in santa pace. Dalla vita ha avuto tutto, in carriera ha vinto tutto: perché insistere a non voler vedere che il tramonto è sceso da un pezzo? Come Alberto Tomba, Silvio è stato un fuoriclasse di un peso specifico tale da soffocare anche i più promettenti compagni di squadra. Albertone si ritirò ancora giovane, quando stava all’apice. Lo fece nel 1998 con una memorabile vittoria sulle nevi di Crans Montana. Uscì di scena in bellezza, portato in trionfo come un re dei re. Peccato Silvio Berlusconi non l’abbia preso ad esempio. A lungo si è speculato su un suo possibile erede: non c’è mai stato, non c’è, né tantomeno ci sarà. Chiunque abbia aspirato all’investitura, è finito nelle nebbie dell’oblio. Ergo, va avanti lui, ma se lo spettacolo è quello offerto domenica sera sulla pista Fabio Fazio di Raiuno, non solo non abbiamo di che entusiasmarci, ma sale la preoccupazione per ciò che ci attende.
Ricordate Marc Girardelli? Messo alla porta dalla nazionale austriaca, decise di correre per il Lussemburgo. Massimo D’Alema deve aver pensato alla stessa cosa: rottamato da Renzi, corre a sinistra sotto la bandiera di MDP. Si allea con Pippo Civati, uno che nel 2010 voleva, proprio insieme all’odiato leader del PD, rottamarlo pure lui (un giorno magari il loquace Pippo ci spiegherà che ci fa ora lì). D’Alema è una vecchia volpe, un tattico capace di prenderti in contropiede. Di solito parte in difesa e una volta presa confidenza con il pendio, attacca e azzanna i pali dopo l’intermedio scatenandosi nelle ultime porte. A La7, la Gruber è però una pista insidiosa, piena di trabocchetti, porte angolate e buchette nascoste. D’Alema l’ha presa d’attacco prendendo il toro per le corna. Non è però il suo modo di correre, e si è visto. I passaggi erano irruenti, le grattate frequenti, l’andatura tradiva insofferenza verso un tracciato disseminato di trappole. D’Alema fa come sempre tutto di testa sua, non ascolta i consigli dei tecnici, anche di quelli (pochi) che gli vogliono un po’ di bene. Si fida solo del proprio talento, che onestamente bisogna riconoscere essere tanto.

Scia però come trent’anni fa quando esisteva ancora il Muro di Berlino, gli sci erano lunghi due metri senza la minima scriancatura, e i raggi di curva parabole interminabili. Non accetta che i tempi siano cambiati e propone da sempre lo stesso copione. In impaccio dal via, l’inforcata era dietro l’angolo; scontato arrivasse a metà percorso, sul temutissimo dosso delle tasse dove il “Dottor Diciamo” è mestamente finito a ruzzoloni. Non abbiamo registrato urla di disperazione al parterre del traguardo. “Diciamo” che la simpatia non è il suo forte. Come per il Cavaliere, anche per lui ci permettiamo d’invocare il commiato. Si ritiri tra i suoi libri e le sue belle vigne in Umbria: è un lavoro bellissimo, se lo goda insieme a moglie e figli. In politica, di eredi ne ha sin troppi. Sono così tanti che litigano su tutto, che se la vedano tra di loro. Se dietro a quegli occhietti da iena, c’è un filo di umanità ed empatia, le tiri fuori ora. Ma se non c’è peggior sordo di chi non vuol ascoltare, diventa tutto inutile.

Un niente di fatto: il Trofeo Bicamarale, va così agli archivi, senza vinti né vincitori. Oddio, a essere precisi, Berlusconi al traguardo ci sarebbe anche arrivato, mentre D’Alema no. A mettere le cose a posto, ci è stata comunicata la notizia della squalifica del Cavaliere, perché è andato così piano che sotto lo striscione gli sci ce li ha infilati fuori tempo massimo. D’altronde non potrebbe nemmeno gareggiare fino al 2019, ma questo è un dettaglio che pare non interessare a nessuno. Dovessero proporci la rivincita, la sede più consona non  può che essere  Jurassic Park. Sempre che lì nevichi ovviamente. Altrimenti tutti a casa al calduccio, che forse, visto lo spettacolo, sarebbe pure meglio. In fondo ciò che emerso da questo strano parallelo, non è nient’altro che questo.

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