MEMORIES

Le note malinconiche di Barbra Streisand colonna sonora del disastro azzurro

Niente grigliate estive, niente pizza e birra, niente notti magiche. Dopo sessant’anni si resta a casa; in Russia ci vanno gli altri, noi saremo l’unica nazionale pluridecorata a rimanere marchiata dall’ignominia. Memories cantava Barbra Streisand in Com’Eravamo. Eravamo quelli che insegnavano al mondo come non si prendono i gol e come si fanno. Eravamo quelli dei grandi liberi, dei grandi stopper, delle ali destre, dei grandi numeri 10 e delle mezz’ali, dei grandi centravanti, che univano nonni e nipoti nel mito del colore azzurro. Fino ad oggi, eravamo sempre riusciti a produrre un cambio generazionale; finito un ciclo ne ripartiva un altro. Stavolta, no. Eravamo sulla cresta dell’onda, ora quell’onda si è inghiottita noi. La notte di Berlino è stata la nostra Eboli; noi ci siamo fermati lì, sono passati 11 anni.

225344732-8eadca11-2ae0-4b6d-8907-f8c1b66cb9c6

I campionati d’Europa in Polonia e Francia hanno mascherato in qualche modo la crisi, che si era manifestata senza pietà prima ai mondiali sudafricani, quando fummo fatti fuori dalla Slovacchia dopo aver pareggiato con la Nuova Zelanda, e poi in Brasile, dove a spennarci fu nientedimeno che il Costarica. Ora abbiamo sbattuto il muso contro la modestissima Svezia, squadra fatta di onesta e muscolosa manovalanza e nulla più. E’ triste constatare un fallimento come questo nei giorni del ritiro di un campione come Andrea Pirlo, perché da anni grandi giocatori non ne sforniamo più. Sembra di rivivere i giorni dell’Azzurro Tenebra all’indomani del disastro di Stoccarda del 1974. Allora  risalimmo faticosamente la china ripartendo da un gruppo di giovani emergenti che da lì a otto anni ci avrebbe regalato la gioia più bella nel catino del Bernabeu.

In verità, all’annozero siamo inchiodati da un po’; abbiamo vivacchiato tirando a campare, ma questa volta fare spallucce e nascondere la polvere sotto il tappeto non basta più. Chi ha sbagliato, paghi. Lo farà certamente Giampiero Ventura, additato in queste ore come il maggior responsabile della sciagura. Nel capoccione non ha mai avuto un progetto tecnico chiaro su cui lavorare, ma solo tanta incoerente confusione. E’ finito per sbugiardarsi da solo rimangiandosi di tutto e di più. La secca sconfitta al cospetto della Spagna è stato il suo scempio: ha colpevolmente affrontato la partita decisiva con supponenza, superficialità, e approssimazione. Uscita con le ossa rotte, la squadra non si è più ritrovata, ha perso ogni fiducia nel tecnico, e ieri ne ha ufficialmente pagato il prezzo.

Aveva poco materiale, ne ha ricavato ancora meno. Laddove c’erano Cabrini e Maldini, ieri c’era Darmian; laddove c’erano Tardelli e Gattuso, ieri c’era il metalmeccanico Parolo; laddove c’erano Mazzola, Rivera, Baggio, Delpiero, e Totti, ieri c’erano il sopravvalutato  e stucchevole Verratti (in tribuna per squalifica) il debuttante Jorginho, l’enigmatico Gabbiadini e il punto interrogativo Insigne (non si sa cosa sia. Nella notte di San Siro misteriosamente è stato tenuto per novanta minuti in panca). Dopo oltre cinquant’anni di dileggio, il povero Edmondino Fabbri non è più solo. A fargli compagnia avrà da stamattina il signor Giampiero Ventura, brav’uomo per carità, ma inadeguato a un compito troppo più grande di lui. E’ come se Tavecchio lo avesse messo al volante del torpedone azzurro, con la sola Patente B.

Ci attenderemmo pure le dimissioni del discusso presidente federale che, oltre a inanellare una serie poco invidiabile di gaffes, è l’altro artefice del disastro. Ma qui entriamo nell’intricato ambito politico, nel cui dizionario la parola DIMISSIONI raramente è contemplata.  Vedremo.  Qualcosa si può fare: “Puoi imparare una riga dalla vittoria e un libro dalla sconfitta” disse Paul Eugene Brown, uno dei più grandi allenatori della storia del football americano. Facciamo allora di questa enorme delusione, una risorsa. Guardiamoci dentro, facciamo un’autoanalisi e progettiamo la rinascita. E’ il sistema del nostro calcio che va ripensato. Con la condivisione di tutti, nessuno escluso, questa può essere, anzi deve essere, l’occasione buona. Sennò avremo altre Slovacchie, altri Costarica, e altre Svezie scandite dalle malinconiche note di Memories. E allora piangucolare, non servirà più a nulla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...