BUDDANISSIMA SICILIA

Cose da PD: i sei minuti che Renzi ha concesso a Micari, ricordano quelli di Gianni Rivera a Città del Messico

Aveva ragione da vendere, lo zio palermitano di Maria, moglie del boss Johnny Stecchino. Al volante di una vecchia Mercedes blu, vestito di un impeccabile abito in lino e l’immancabile panama, trattava delle magagne siciliane con l’ingenuo Dante, autista toscano di scuolabus per bambini down, ancora del tutto ignaro di essere stato addescato quale sosia proprio di Stecchino, boss pentito in odor di fuga in Sudamerica per sottrarsi alla vendetta della cosca di Don Filippo Cozzamara. La pellicola di Roberto Benigni è del 1991, ma sempre attualissima. Varrebbe la pena di rigustarsela durante questo weekend. Buddanisisma Sicilia, passano gli anni, e le piaghe sono infatti tutte ancora lì, irrisolte: dai capricci dell’Etna, alla siccità, fino al traffico vorticoso che mette tutti contro e invelenisce il clima. La cocaina? Macché…! Trattasi di una medicina contro il diabete che si assume aspirandola attraverso le narici.

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Domenica l’isola si reca alle urne per eleggere il nuovo governatore e la giunta che ne verrà. L’occasione si spera possa essere quella buona per spazzare via una volta per tutte le piaghe enunciate dalla “Zio”. Già, perché a quelle vere, pare nessuno abbia voglia di prestare nemmeno un timido sguardo. La mafia? cos’è…? Un’invenzione dei giornali. Non esiste. Sarà ma ecco che occhio alle liste, spuntano i cosiddetti soliti “impresentabili”. Nello Musumeci, il candidato forte del centrodestra voluto dal deus ex machina di Trinacria Gianfranco Miccichè, ne ha imbarcati parecchi. Ce n’è per tutti i gusti: dal voto di scambio, alla falsificazione di atti pubblici per favorire amicizie pericolose, al danno erariale, truffa aggravata, fino a nomi già presenti sull’agenda dell’Antimafia. Eppure Musumeci sembra godere dei favori del pronostico per divenire successore di Rosario Crocetta alla guida della regione. Cresciuto tra le fila del MSI, è stato presidente della Provincia di Catania e parlamentare europeo. E’ al terzo tentativo: ci aveva già provato nel 2006 quando corse da solo contro Totò Cuffaro e Rita Borsellino rimediando un misero 5,3%, e nel 2012 quando quale candidato del centrodestra fu sconfitto da Crocetta. Incassato il sostegno della triade Berlusconi, Salvini, Meloni (e persino di Vittorio Sgarbi, papabile prossimo assessore alla cultura) se la dovrà vedere in un testa a testa con Giancarlo Cancelleri, geometra di Caltanissetta designato dalle “Webbarie” su Rousseau, l’ambiziosa piattaforma digitale a Cinque Stelle progettata da Davide Casaleggio. Staccato, Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo, il candidato del PD cui Matteo Renzi ha dedicato la bellezza di sei minuti del suo tempo prezioso in campagna elettorale. Per Micari, si prova oggi quella stessa tenerezza che investì Gianni Rivera in quei celebri sei minuti finali di pena cui Valcareggi lo espose nella finale del mondiale a Città del Messico, quando l’Italia era già stata bella che asfaltata dai Caterpillar Carioca. Micari è stato avvistato da giorni camminare a capo chino sul viale del medesimo mesto destino.

A lungo si è detto e scritto come questo voto siciliano rappresenti la prova generale per le elezioni politiche della prossima primavera. Sarà, ma sulla schedina della politica italiana non basta la tripla. Vedremo. Intanto, abbandonato a se stesso, per il povero Micari si profila la disfatta. Dovesse stare più o meno al livello del candidato di sinistra Claudio Fava, per il PD l’apocalisse è dietro l’angolo. Attento alla lancetta del barometro con la previsione di burrasca in arrivo, Matteo Renzi ha preferito quindi defilarsi andando a trovare lo zio d’America Obama. Al ritorno, i conti con i falchi che glieli presenteranno, dovrà pur farli. Non tutto il male vien per nuocere. Nell’autunno siciliano, più castagne dal fuoco si troveranno a togliere paradossalmente il centrodestra e i cinquestelle. In caso di vittoria, Musumeci dovrà difendersi e spiegare certe relazioni pericolose che in questi ultimi giorni stanno affiorando come funghi velenosi nella boscaglia delle liste a lui collegate. Dovesse spuntarla, Cancelleri dovrà invece essere attento a non sporcarsi le mani e mostrarsi inflessibile nel respingere nuovi sconvenienti amici che inevitabilmente gli busseranno alla porta. Brutta rogna. Forse è il caso di dire che nella Buddanissima Sicilia sta meglio chi perde, e Renzi, questo sembra averlo capito prima degli altri. Se il sacrificato è il povero Fabrizio Micari, pazienza. Dovrà ingoiare quei sei minuti che  il Commissario Tecnico del PD gli ha concesso. Capitò anche a Gianni Rivera con la buonanima di Ferruccio Valcareggi in quel pomeriggio dell’Azteca di quarantasette anni fa. Una storia che si riscrive, condita questa volta alla Norma, ma pur sempre buddanissima. Oggi, come allora.

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