BEVE BENE CHI BEVE ULTIMO

Cesare Battisti brinda a birra:  strafottenza, impudenza,   ma pure imprudenza

Quando si dice “un pugno nello stomaco”… Succede che la domenica mattina esci a comprarti il giornale e ti ritrovi in prima pagina Cesare Battisti farsi un birra e brindare col ghigno beffardo alla faccia nostra. D’altronde, come dargli torto, se sono quasi quarant’anni che si prende regolarmente gioco del paese da cui fuggì il 4 ottobre del 1981. Dopo l’ultima bravata e il conseguente arresto al confine con la Bolivia, riottenuta la libertà se n’è tornato a casa sua a San Paolo dove una volta al mese dovrà presentarsi in tribunale a certificare la sua presenza. Insomma ci risiamo. La telenovela è ancora lungi da far intravedere un epilogo. La patata bollente sta ora nelle mani del presidente brasiliano Temer, uno che certo non brilla per limpidezza, tuttavia l’unico ad avere l’autorità di azzerare il provvedimento di asilo politico concesso nel 2010 a Battisti dall’ex presidente Lula e rendere quindi possibile la sua estradizione in Italia. Roma aspetta e spera, e in attesa di sviluppi, più che al Battisticum rivolge le proprie attenzioni al Rosatellum.

immagini.quotidiano.net

La primula rossa degli anni di piombo ha collezionato due ergastoli per altrettanti omicidi, venticinque anni per concorso in altri due, più tutto il resto annesso e connesso alla sua militanza nella banda armata. Se gli ergastoli non sono prescrivibili, le pene per i due reati di concorso in omicidio cadrebbero in prescrizione nel 2023. Nemmeno un periodo tanto lontano quindi. Nel caso si costituisse alle autorità italiane, Battisti non sconterebbe l’ergastolo, ma in virtù della Legge Gozzini gli verrebbe inflitta una pena pari a 26 anni di reclusione, riducibili a una decina sfruttando i benefici. Avendone già scontati sette, gliene rimarrebbero solo tre. In definitiva, non se la caverebbe poi così male.

Sul gozzo ci sono rimaste da tempo le forme di protezione e solidarietà di cui Battisti ha goduto in tutti questi anni da parte di settori dell’Intellighenzia francese e italiana. Le sue due vittime Antonio Santoro, maresciallo di Polizia Penitenziaria e Andrea Campagna, agente della Digos, non ci risulta fossero, per dirla come allora, due spietati paladini del capitalismo sfruttatore dei diritti del proletariato. Non lo erano nemmeno il gioielliere Pierluigi Torregiani né tantomeno il macellaio Lino Sabbadin, gli altri due a cadere sotto le pallottole. Gli intellettualoni da salotto transalpini e cisalpini che tante parole e tanto inchiostro hanno speso a difesa di Battisti, non hanno mai trovato modo di dedicarne almeno mezza per chi sotto i colpi della sua rivoltella ha esalato l’ultimo respiro, né tantomeno  per chi si è trovato a vivere il dramma di una famiglia spezzata. In tutto ciò di gratificante c’è poco o nulla, di irritante molto.

Nei confronti di Battisti non esistono vendette da consumare, ma solo giustizia da compiere secondo i principi di uno Stato in grado di farla rispettare. Lo ha ricordato in un’intervista esemplare per chiarezza Luciano Violante sul Corriere della Sera. La rabbia però monta ogni volta che va in onda una puntata della telenovela. Il comportamento dell’ex terrorista dei PAC non aiuta infatti a rasserenare gli animi. Le foto lo ritraggono sempre con un’espressione di strafottenza stampata sul volto da cui trapela la consapevolezza di averla fatta franca. Ora, mentre in Europa si celebrano i giorni dell’Oktoberfest, ci ha aggiunto pure un brindisi a sorsate di birra. Per ora la sfida la vince lui, ma fossimo al suo posto eviteremmo le smargiassate di chi canta vittoria. Sia più prudente. Vero che il vento gli è favorevole, ma soprattutto a latitudini sudamericane, Eolo è imprevedibile e può sempre girare. Foto ne vedremo ancora in abbondanza prima di giungere alla chiusura dell’album. Ma se l’ultimo scatto lo dovesse ritrarre a Fiumicino con le manette, un bel gesto dell’ombrello al signor Battisti Cesare, assassino conclamato in allegra libertà, non glielo leverebbe nessuno. Saremo noi allora a brindare con un buon bicchiere di birra schiumosa. Di solito, beve bene chi beve ultimo. Guai a scordarselo. Nell’attesa, Salute…!

 

 

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