LA RIVINCITA DEI GENTILONI

Paolo Gentiloni, l’uomo dal vestito grigio

“Io non sono un presidente del Consiglio che promette miracoli. I miracoli li fanno le famiglie e le imprese”, parole pronunciate da Paolo Gentiloni, sabato scorso al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Arrivato in silenzio e in punta dei piedi all’indomani dell’autogol referendario di Matteo Renzi, Gentiloni tra lo scetticismo generale qualche risultato lo sta ottenendo. Seppur con tassi di crescita ancora bassini, il PIL italiano sale dell’1,1% e dell’1% per il 2018. L’agenzia di rating Moody’s si spinge oltre con una previsione pari all’1,3% rispetto allo 0,8% e 1% indicati in un primo momento. Vero che cresciamo meno rispetto ad altri cugini virtuosi della Zona Euro, ma forse agganciare il treno della congiuntura non è più una chimera. Anche l’occupazione sale, sebbene tra i giovani rimanga un piaga. Insomma, c’è ovviamente molto lavoro ancora da fare ma forse dopo la tempesta è finalmente arrivata un po’ di quiete. Rimane il fardello del debito pubblico (comunque entro i parametri fissati da Bruxelles), i dati macroeconomici non saranno ancora sfavillanti ma sono perlomeno in segno più. Curioso stiano premiando il più improbabile dei candidati, l’uomo dal vestito grigio, un modello di cupa normalità che nella schizofrenia del nostro agone politico pareva godere di un credito pari a zero. Nessuno avrebbe infatti scommesso un solo centesimo su di lui, l’ex ministro degli Esteri di Renzi. “E dai, ma l’hai visto quello sfigato di Gentiloni…dove vuoi che vada uno così!!!” intonava il coro.

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In effetti a vederlo ci mette del suo il buon Gentiloni. Cura decisamente poco il look: veste maluccio e sempre un po’ raffazzonato, porta occhiali da ragioniere del catasto che mettono appetito quanto una pastina in brodo. Non ama i riflettori, e con un filo di voce scuce parole col contagocce. Ha l’aria di essere lì per caso, una virtù se pensiamo all’ambiente di primedonne che lo circonda. Per anni abbiamo infatti atteso l’uomo della provvidenza che con la bacchetta magica in mano facesse più miracoli dell’amico di Lucio Battisti, quello del cacciavite. Abbiamo visto sfilare i Mandrake di Arcore e di Pontassieve, accenti diversi di una stessa lingua. Proclami, promesse, bullismi da primi della classe. Tutti numeri 10, tutti fuoriclasse presunti, tutti depositari del verbo e alla resa dei conti tutti illusionisti degni del Mago Copperfield, quello che stava con Claudia Schiffer e che i radar si sono persi da tempo riservandogli il diritto all’oblio. Poi è arrivato lui, il mediano con la maglia numero 4, l’uomo qualunque salutato da facili ironie, l’uomo grigio da tenere a bagnomaria finché serve e da impallinare con una pedata nel sedere alla prima occasione in vista delle prossime elezioni. Succede invece che il mediano col 4 metta in cascina più fieno dei suoi illustri e pomposi predecessori col 10, e che gli italiani comincino ad apprezzarne le capacità e lo stile compassato. Gianni Rivera ha recentemente detto che “tanto ormai la maglia numero 10 la danno a tutti” come facevano certe navi scuola al liceo. Gran verità, ma lui non sarebbe divenuto un Golden Boy se a fianco non avesse avuto il “Basleta” Lodetti a sudare sette camicie e macinare chilometri.

L’Italia dei mediani è quella che nella celebre canzone di Ligabue sgobba in penombra e vive senza vanti di poche cose e ben fatte. Quando nello sport più popolare del paese l’abbiamo messa in campo, qualcosa alla storia abbiamo dato. Ne tragga tesoro Ventura, che sabato sera nella bolgia del Bernabeu dinanzi ai maestri del palleggio ha pensato di schierarne uno solo e per di più acciaccato finendo per farsi travolgere e uscirne a brandelli. Prima di varare la formazione, la prossima volta faccia una telefonatina a Palazzo Chigi. Il metodo Gentiloni consiste nell’osservare, ascoltare, valutare, e provvedere, come un pater familias qualsiasi. Con il buonsenso e la modestia del basso profilo qualche brutta figura nella vita si può sempre evitare. Gentiloni guida la rivincita degli antieroi, dei Clark Kent rimasti tali. Il paese ne abbonda, li abbiamo in casa, ma da oltre vent’anni li teniamo in soffitta, quasi ci vergognassimo a esporli. Very normal people, non per questo necessariamente sintonizzati su RTL. E’ giunta l’ora di rispolverarli e riproporli. Forse la vera rivoluzione viene da lì, e chissà che allora una pedata nel sedere non se la becchino i fenomeni e gli apprendisti stregoni che a lungo ce l’hanno data a intendere estraendo dal cilindro il nulla oltre alle chiacchiere e i distintivi. TITI NUN CE LASSA’! TITI NUN CE LASSA’!

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