LAMPI NEL CIELO SERENO

Copn l’avvcinarsi dell’autunno si riaffaccia la schizofrenia del dibattito politico

Con l’avvicinarsi dell’autunno la tripolare politica italiana ripropone i suoi mantra: “uniti si vince” ripete impettito il centrodestra; “divisi si perde” lamenta intristito il centrosinistra; “vaffanculo, vinciamo noi” reclamano con eleganza i pentastellati. Niente di nuovo, quindi. Ognuno col suo manifesto, ognuno con le sue ricette, manco fossimo a Masterchef. Nel nanismo della seconda repubblica, l’unica cosa che traspare è la vittoria, tradotta nella presa del palazzo, l’ingresso nella stanza dei bottoni. E’ cambiato persino il linguaggio: “Discesa in Campo”, ” Derby” sono solo alcuni neologismi più utilizzati nel dibattito, come se Montecitorio fosse il Cibali, come se il registro parlamentare fosse l’album delle figurine Panini. Il paese vive in un clima di perenne campagna elettorale, mai di governo. Una competizione astrusa, fatta di dinamiche quantomai lontane dai concreti bisogni della cittadinanza, con la quale mai la forbice è stata così larga. La prova? L’astensionismo alle urne, espresso ormai dalla maggioranza degli italiani. Votare non è solo un diritto, ma un dovere, recita il buon senso. Tuttavia come non comprendere le motivazioni di chi nel voto non ha più un pizzico di fiducia? Montanelli invitava gli italiani a turarsi il il naso. Il problema è che lo hanno fatto per troppo tempo e si sono ridotti con le narici spellate.

Parlamento-Italia

A dire il vero, qualcuno spinto da buoni propositi ogni tanto ci prova a fare le cose per benino, ma ingoiato dalle fauci di coloro che D’Alema chiamava “le iene dattilografe”, i suoi brandelli finiscono esposti a pubblica gogna. Meglio quindi attenersi alle regole del marketing, vale a dire comunicare e proporre non ciò che realmente si pensa, ma ciò che le orecchie del popolo vogliono sentire. Il tema centrale, quello di governo, scotta, per questo non lo tocca nessuno. Di Muzi Scevola non ce ne sono più. Tutti se ne tengono prudentemente a debita distanza. Ci ho messo un po’, ma con l’età ho capito che essere genitori è ahimè molto più arduo che essere figli. Vale lo stesso tra governo e opposizione. Urlare, denunciare, sbraitare nel dire di no a tutto non è facile. E’ facilissimo. La storia italiana dal 1994 in poi non dice che questo. Abbiamo assisito a baruffe chiozzotte in blazer e cravatta a pois, citando il Signor G. a un perdurante duello tra doccia e vasca da bagno. Saper governare sarebbe altro, ma delle dottrine di governo sembra non fregare nulla a nessuno. Implicano presa di coscenza e reponsabilità, concetti scomodi e soprattutto sconvenienti. Meglio limitarsi a pensare come battere l’avversario e vincere. Già, ma poi quando una volta al governo gli slogan, la retorica dei luoghi comuni non sono più sufficienti, come se ne esce…? Per cavarsela senza troppi impacci e fare meno danni possible, è necessario svolgere i compitini che le maestranze di Bruxelles ci propinano. Poi per fregare il popolo bue basta ogni tanto alzare la voce, giocare la carta vincente dell’indignazione e battere un pugno sul tavolo. Uno solo però, altrimenti si rischia di essere presi sul serio. Un lampo nel cielo sereno, insomma. Peccato che quel cielo non sia più il nostro, ma il loro.

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