MASANIELLI IN RIVA ALL’ADIGE

Michele Croce annucia tagli di poltrone, salvo poi prendersi la più importante

Non ho nulla di preconcetto contro Michele Croce, che tra l’altro non conosco nemmeno. M’infastidisce semmai il suo modo di ergersi a paladino della legalità, di approcciarsi come come se lui, e solo lui, fosse il depositario delle tavole della legge. Ne ho visti troppi in passato di Masanielli improvvisati, la storia di questo paese ne abbonda e per questo ne diffido. Ricordo come in piena bufera di Tangentopoli, Giorgio La Malfa si smarcò coniando per il suo Partito Repubblicano, l’epiteto di PARTITO DEGLI ONESTI. Meglio tralasciare come andò a finire. Diciamo che non gli portò fortuna. Croce ha strillato per mesi, visto e denunciato marciume ovunque, quasi lo invocasse per avere il vento del populismo in poppa. Ha fatto una campagna elettorale all’insegna della moralizzazione, come un Torquemada de noaltri. Ha parlato molto alla pancia, scorciatoia dialettica assai diffusa di questi tempi. Alle elezioni ha preso il 5%, non certo un esito plebiscitario. Ha quindi rinunciato al ruolo di consigliere comunale, per il quale si era candidato, e sistemato in tal modo al suo posto lo zio (un bel messaggio di clientelismo, o meglio di nepotismo alla rovescia, non c’è che dire).

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Al di là delle parole, il nostro Michelino aveva le idee chiare, e spinto dall’ambizione puntava in alto, molto in alto. Un piano preciso e ben orchestrato. Gli è riuscito, gliene va dato atto. Con la nomina a presidente dell’ente più importante della città, ha di fatto formalizzato la sua ascesa nell’establishment, prendendosi una grossa rivincita personale nei confronti di qualche anno fa lo aveva cacciato a pedate nel sedere. Quel posto lo reclamava la Lega che ha sfilato in delegazione davanti al sindaco Sboarina, offrendo uno spettacolo penoso. Niente da fare, il lancio della moneta ha detto Croce. E Croce sia, alla faccia della sventagliata inversione di marcia, della meritocrazia, e dei criteri del cambiamento promesso. Croce, lo giudicheremo sui fatti, non certo a priori. Mi domando solo quanti giovani manager, preparati in tema di energia e con idee innovative, sarebbero stati adatti a ricoprire quella carica. Amaro vedere che anche ancora una volta sono stati ignorati a favore dei giochetti della politica. Poi ci domandiamo come mai molti nostri ingegnosi e brillanti cervelli se ne vadano all’estero. Ma questo è ahimè un altro discorso. Per tutto ciò che ha fatto e detto da tribuno in questi mesi, Michele Croce dovrebbe almeno avere ora la decenza di rifletterci per un secondo. Gli esami di coscienza fanno bene. Detto questo gli auguro buon lavoro. Il male non si augura a nessuno.

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